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Cassa Depositi e Prestiti Pronta ad Entrare in TIM

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La Cassa Depositi e Prestiti, braccio finanziario del Ministero dell’Economia, sarebbe pronta a rilevare il 5% della compagnia TIM, considerata fondamentale per le comunicazioni in Italia.

La compagnia TIM vede attualmente la francese Vivendi come primo socio, con il 24% del capitale; la Cassa Depositi e Prestiti sarebbe pronta a rilevare il 5% dell’ex Telecom Italia, secondo fonti per tutelare il nostro paese.

Il 5% di TIM alla Cassa Depositi e Prestiti

L’intervento della Cassa Depositi e Prestiti in TIM era, in realtà, nell’aria da tempo. Si discute del probabile ruolo da diversi mesi, soprattutto al fine di tutelare il nostro paese essendo TIM una delle società più importanti. La strategia incontra l’appoggio di Paolo Gentiloni, presidente del Consiglio uscente, dei ministri Padoan e Calenda e del presidente dell’Acri Guzzetti. Prima di prendere una decisione, tuttavia, saranno consultate tutte le principali forze politiche. L’interesse da parte del governo italiano è tuttavia palese: ciò fa pensare che la situazione verrà ben presto sbloccata e che la Cassa finirà con l’acquisire tale quota, al fine di controllare al meglio l’azienda italiana.

La Situazione Vivendi ed Elliot

E’ chiaro che adesso, per Vivendi, si apre un’altra problematica, oltre quella già ampiamente discussa con il fondo americano Elliot. La situazione è in un divenire costante, dal momento che lo stesso fondo Elliot aumenterà, probabilmente, la propria quota, portandola al 10%. L’iniziativa della Cassa, che di sicuro sarà contraria a Vivendi, potrebbe portare ad un’alleanza con il fondo americano. Nel frattempo, sembra che Assogestioni abbia rifiutato la lista unitaria che avrebbe voluto presentare Elliot. Amos Genish, amministratore delegato di TIM, ha dichiarato:” E’ un imperativo che TIM controlli la sua rete. Dove gli operatori non hanno seguito questa strategia, ciò ha creato rischi inutili per una resa molto debole o nulla”. In più, Genish si è pronunciato sull’intesa fra Mediaset e Sky Italia, sostenendo che “non è nell’interesse degli italiani che ci sia meno concorrenza nel mercato delle pay tv”.

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